fbpx

Che cosa fa la differenza nei servizi di Coaching?

Fare la differnza

Le persone, tutte le persone, si pongono degli obiettivi, vogliono raggiungere dei risultati. Tutte le persone vogliono trasformare i propri desideri in realtà.

Alcune pensano di riuscirci, altre che sarà difficile, altre che sarà molto difficile, altre ancora che sarà impossibile e vivono una vita fatta di desideri irrealizzati e di realtà indesiderata.

Cosa desideriamo che è impossibile da realizzare? E perché lo desideriamo?

Qualcuno desidera cose per sé impossibili proprio perché così è certo che non potrà raggiungere l’obiettivo. Questo rende insoddisfatti ma certi; certi anche che non sarà necessario sforzarsi, né lottare, né faticare. È un modo per stare “comodi” nella propria zona di comfort, in ciò che non piace ma che conosciamo talmente bene che ormai è “per noi”.

Utilizzare le tecniche del Coaching è molto utile per rendere definiti gli obiettivi, per farli percepire come raggiungibili e desiderati. Serve per capire se “ci stiamo ingannando” nell’inseguire qualcosa che in effetti non ci appartiene e non ci apparterrà neanche quando la conseguiremo. Serve per fare chiarezza e approfondire ciò che in noi ci spinge a desiderare e a fare per ottenerlo.

Bello e utile. Ed è sempre così? Anche no.

Quando si interviene sulle percezioni, sugli stati d’animo e sulle sensazioni, può capitare, se si è insufficientemente preparati, che ciò che sembra risolutivo o appagante, col tempo ritorni ad essere superfluo o insignificante; qualche volta, purtroppo, anche indesiderato o doloroso.

La prima differenza tra un servizio di Coaching erogato con uno standard di qualità e uno erogato “a sentimento” sta proprio nella durata degli effetti nel tempo e nella consistenza dei risultati raggiunti.

Una cosa è far percepire il miglioramento, altra è far raggiungere l’obiettivo. Una cosa è far intuire e far fare il passo successivo, altra far percorrere l’intero cammino verso la vetta.

Nel momento presente entrambi gli effetti sono positivi e motivanti, fanno percepire la possibilità di poter essere ciò che si desidera essere e raggiungere ciò che si desidera ottenere.

Poi, in un tempo più o meno lungo, non solo si perde questa percezione, ma addirittura si mette in dubbio la strada intrapresa rispetto al fatto di sentirsi invece ancora più motivati e sicuri di ciò che si è scelto.

Questa differenza emerge con sempre maggiore forza in un mercato in cui il Coaching si sta diffondendo sempre più rapidamente. Da cosa dipende? Sola dalla qualità del Coach? Dalle tecniche utilizzate? Anche dalla tipologia degli obiettivi scelti? Che cosa fa veramente la differenza?

Innanzi tutto, la profonda conoscenza della materia, non solo delle tecniche o delle procedure. Un grande amore per ciò che si fa, tanto che “lo farei a me stesso o alle persone a cui tengo di più”.

Poi il rispetto per l’interlocutore, rispetto che nasce dalla chiarezza di ciò che si propone, di come realizzarlo, condividendo passo passo tutti gli aspetti, illustrando le possibili difficoltà, sostenendo gli sforzi e i passi incerti.

Ancora, l’essere congruenti tra ciò che si dice di essere e ciò che si è, tra ciò che si propone di fare e ciò che si fa. Allo stesso tempo è necessario il rispetto delle regole e delle norme, della professionalità e del modo con cui si esercita.

Quando tutto questo è fatto nell’ottica di garantire uno standard qualitativo riconosciuto e certificato, allora si comincia a fare la, sostanziale, differenza. Ed è ciò che fa la differenza che rende un’iniziativa un successo o un fallimento. È ciò che fa la differenza a tenere aperta un’azienda o a dichiararla fallita. È ciò che fa la differenza a stabilire se un Coach merita di essere ingaggiato o allontanato. Fare la differenza fa la differenza. Perché è ciò che ci rende differenti il motivo per cui diventiamo unici e irripetibili. Ed è ciò che le persone, tutte tutte, vorrebbero essere…

Riprendere la memoria per guardare il futuro

Riprendo in mano il mio blog. Negli anni scorsi avevo attivato un sito, ma da tempo mi era difficile aggiornarlo. La rete è un mondo dinamico e rimanere statici è come lasciare uno yogurt aperto e scaduto nel frigo. Meglio fare pulizie. Ma gli yogurt si consumano e si ricomprano, le idee no.

E neanche ciò che hai scritto e condiviso con gli altri, magari in momenti particolari, con le emozioni e le sensazioni attaccate a quello che ti stava succedendo. Una parte di quelle cose sono andate perse e un po’ me ne dispiace.

Un’altra parte ancora la puoi leggere nella breve nota biografica che trovi qui sul blog.

Sapendo cosa mi porto appresso, non smetto mai di guardare al futuro…